CREME SOLARI

Nel corso del tempo la dermatologia si è sempre più arricchita di conoscenze sul ruolo svolto dai raggi solari (specie ultravioletti – UV) e sui suoi effetti sulla pelle, non solo per quelli acuti e facilmente osservabili (es. eritemi o ustioni solari) ma anche per quelli negativi a lungo termine.

A fronte di un innegabile benessere psicofisico che la luce solare fornisce, esistono rischi e conseguenze per la nostra salute che dipendono non solo dalla qualità/quantità di radiazioni che viene assorbita dalla pelle, ma anche dalle difese individuali nei confronti del sole.  In questa ottica sono perciò di notevole importanza quei prodotti cosmetici con la specifica funzione di protezione solare e la scelta degli stessi per offrire una efficacia “selettiva” in base alle caratteristiche della pelle di ciascuno.

Affrontare un discorso sui prodotti solari è sì interessante ma allo stesso tempo difficile perché presuppone la conoscenza di principi di fisica biologica, statistica e cosmetologia; proviamo ad iniziare partendo da due premesse:

  1. il tipo di radiazioni che giungono sulla pelle;
  2. il tipo di pelle che dovrà riceverle.

La luce solare che arriva sulla terra è composta da energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche a diversa lunghezza d’onda:

  • UVB (290-320 nm)
  • UVA (320-400 nm)
  • Luce visibile (400-760 nm)
  • Parte degli infrarossi (780-3000 nm)

Gli UVB hanno, rispetto agli UVA, minore capacità di penetrazione all’interno della cute; vengono infatti quasi totalmente assorbiti dallo strato corneo e sono responsabili di eritemi immediati e ustioni solari (imputati però nello sviluppo di melanomi). Gli UVA invece raggiungono il derma profondo e sembrano essere responsabili di fenomeni di fotoinvecchiamento, fototossicità ed in parte di fotocarcinogenesi della cute. Inoltre sono numerose le variabili che influenzano la qualità dell’irradiazione: la stagione, l’altitudine, la latitudine, l’ora del giorno, l’umidità e l’inquinamento atmosferico.

La fotoprotezione moderna perciò deve essere rivolta sia verso la componente B che A delle radiazioni  ultraviolette.

Per quanto riguarda i tipi di pelle che devono quotidianamente “affrontare” le radiazioni solari vengono classicamente suddivisi nei cosiddetti “fototipi” secondo Fitzpatrick – figura 1.

Comportamento della pelle in occasione dell'esposizione solare

Per prodotto solare si intende qualsiasi preparato (es. crema, olio, gel, spray, stick, ecc…) destinato ad essere messo in contatto con la pelle al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli o mediante rifrazione. L’efficacia e la sicurezza dei cosmetici di protezione solare dipendono sia dalle molecole-filtro presenti sia dal tipo di preparazione cosmetica.

I filtri solari si suddividono in: schermi fisici e filtri chimici. Gli schermi fisici sono particelle di metalli pesanti che si oppongono come vero e proprio “schermo” contro i raggi UV riflettendoli o disperdendoli (l’ossido di zinco ed il biossido di titanio sono i due schermanti fisici più utilizzati); possiedono una elevata capacità protettiva e sono perciò da preferire in quei soggetti con pelle chiara ed elevata sensibilità alla luce. Dall’altro lato però, se si vogliono raggiungere elevati livelli di protezione solare la quantità di queste sostanze impiegate potrebbe causare la formazione di una sorta di “velo biancastro” poco gradevole sulla pelle.

I filtri chimici sono invecesostanze in grado di assorbire l’energia portata dalle radiazioni UV, “modificando” la propria struttura e “proteggendo” invece quella delle cellule della pelle. Sono molto impiegati nell’industria cosmetica grazie alle loro caratteristiche di stabilità, facile spalmabilità e resistenza all’acqua e/o al sudore, ma in alcuni casi possono indurre fenomeni di fotosensibilizzazione (frequente causa di fotodermatiti allergiche da contatto sono proprio i prodotti di protezione solare).

Nelle formulazioni più recenti viene sempre più impiegata l’associazione tra filtri chimici e fisici che garantisce uno spettro di fotoprotezione sempre più ampio verso UVA e UVB, potendo così ridurre i rischi legati all’uso di elevate concentrazioni di filtri chimici. Inoltre sono attualmente disponibili prodotti di protezione solare con texture che possono essere impiegate durante tutto l’anno, e non solo durante i mesi estivi, in modo da assicurare una protezione continua dai raggi ultravioletti, in quanto gran parte dei danni fotoindotti sono dovuti ad una dose cumulativa di radiazioni UV nel tempo.

Una ultima precisazione merita l’SPF (Sun Protection Factor), che indica il rapporto tra la quantità di radiazioni UV necessaria per indurre un minimo di eritema su pelle protetta da filtro solare e quella necessaria per causare la stessa reazione su cute non protetta; valutando una risposta biologica alla radiazione solare, l’SPF ha una propria variabilità legata alla persona, e non indica perciò in assoluto la capacità di protezione dal sole del prodotto. Rimane tuttavia un utile parametro di informazione per il consumatore sull’efficacia del prodotto. Quest’ultima viene talvolta indicata sull’etichetta attraverso la classificazione in bassa, media, alta e molto alta; ciò potrebbe risultare più facilmente comprensibili rispetto ad una varietà di numeri diversi.

I prodotti per la protezione solare dovrebbero avere istruzioni d’uso tali da garantire che sulla pelle venga applicata la quantità di prodotto sufficiente per ottenere l’efficacia indicata, magari indicando attraverso dei pittogrammi le quantità da utilizzare per le diverse zone del corpo (circa 2 mg/cm2, pari a 6 cucchiaini da tè di lozione per il corpo di un adulto medio).

Sarebbe buona norma, prima di esporsi al sole, lettini abbronzanti o sottoporsi a particolari trattamenti, stabilire con il dermatologo il proprio fototipo per scegliere il fattore di protezione solare più indicato, preferendo in generale prodotti contenenti filtri chimici e schermi fisici rivolti sia contro gli UVB che contro gli UVA.

Articolo a cura del Dott. Luca Conocchiari

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